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Fermarsi può fare paura, come approcciare allo yoga

Lo yoga salverà il mondo. Tempo fa ho preso in prestito questa citazione da Dostoevskij per cui “La bellezza salverà il mondo”. L’ho fatto perché sono estremamente convinta del lavoro personale che la pratica yoga permette di fare all’individuo. Lavorando su di sé cresce la consapevolezza del proprio mondo e il rispetto per tutti e tutto intorno. La crescita è fisica e mentale, non smetterò mai di ripeterlo: il corpo sta meglio, la mente si placa, che non significa non soffrire più, ma significa essere centrati anche nei momenti di dolore.

Purtroppo mi trovo spesso di fronte a persone che approcciano allo yoga per essere salvati dall’alto, come se arrivasse l’insegnante a fare un meraviglioso miracolo e nel giro di un tocco donare la quiete.

Non funziona proprio così.

Lo yoga è capace di fare il miracolo, ma l’insegnante è una guida in questi insegnamenti. Il miracolo lo si fa praticando con costanza e nel tempo. Che significa? Che il miracolo arriva direttamente dall’allieva o allievo o meglio: dalla sua intenzione nella pratica. Lo yoga richiede un atteggiamento attivo, non si tratta di discipline in cui è qualcun altro a fare il lavoro per te (tecniche comunque utili a loro modo).

Atteggiamento attivo, di apertura, pazienza e ascolto.

Mi capita anche di incontrare persone che hanno problemi nell’approccio ai primi momenti della lezione, i primi dieci minuti di respirazione che servono per prendere contatto con se stessi e creare, come la chiamo io, quella bolla in cui praticare in massima concentrazione e consapevolezza. Il fatto di rimanere completamente fermi, attivi nell’ascolto del proprio respiro, diventa per tanti un problemi. Siamo talmente abituati a fare cose una dopo l’altra, una sopra l’altra che diventa difficoltoso prendersi dieci minuti per ascoltarsi. Questo rappresenta già un allarme.

Lo so, non è semplice, soprattutto quando si è all’inizio, ma qui è necessario e utile lavorare di disciplina, osservare anche quella folle esigenza di aprire gli occhi durante la respirazione iniziale, l’irrefrenabile voglia di grattare il naso, il capo, la fronte. Sono tutti atteggiamenti per sfuggire a se stessi. Allora cosa fare? Tocchiamo pure il naso, la fronte, il capo, ma nel frattempo inizia ad osservare dentro te che questi gesti sono uno sfuggire a se stessi, a riconoscerli come tali.

Fermarsi fa paura. Fa paura trovarsi di fronte a una persone (TE) che probabilmente potresti scoprire totalmente diversa da quello che ti aspettavi. Accade il più delle volte e ci si sorprende della scoperta, ci si spaventa, ma poi ci si mette l’anima in pace e si continua per conoscersi, per capirci qualcosa, per curarsi nel corpo e nell’anima. In tanti non reggono questo confronto con il Sé, ma in realtà è quando si inizia a titubare, a non frequentare la lezione di yoga che bisogna drizzare le antenne e chiedersi cosa sta succedendo. E’ questo il momento di insistere con la pratica.

Gli attacchi di panico, sempre più frequenti tra i giovani, cosa sono? I diversi malori, fastidi, dolori, cosa sono? Sono una frattura dell’anima, sono una richiesta di attenzione da parte del nostro corpo. Non dovremmo guardare a loro come a un fastidio, bensì alla capacità di corpo e anima di funzionare correttamente e quindi di avvertirci che qualcosa non va. Per ascoltarlo bisogna fermarsi, oltre chiaramente a mettere in atto tutto il necessario per “curarsi”, quando è necessario anche con l’aiuto di specialisti.

Va bene tamponare il sintomo, ma poi diventa necessario cercare la causa. Soprattutto in disagi legati alla sfera psicologica come appunto ansia e attacchi di panico, diventa fondamentale fermarsi e respirare. E lo so che fa paura, ma è necessario porsi di fronte a se stessi e ascoltarsi.

Mi dispiace tanto vedere come spesso la soluzione sia a portata di mano e tante persone sofferenti preferiscano non coglierla. So bene che non sempre è il momento giusto e non tutti ci si senta pronti a questo “ascolto”, ma è proprio a queste persone che voglio rivolgermi dicendo che la soluzione c’è e lo yoga può davvero fare tanto.

Perché?

Perché lo yoga lavora sui nostri meccanismi primari, quelli vitali. Pensiamo al respiro, dinamica che sottovalutiamo tanto. La maggior parte delle persone non respira correttamente, il corpo e la mente non si ossigenano, non si nutrono, vanno in affanno. Cosa accadrebbe se iniziassi solo a respirare veramente? Imparando ad usare correttamente il diaframma, ad esempio, impariamo a respirare in modo da alimentare il corpo. Questo permette di ridurre stati di affaticamento, ansia, stress e si, anche attacchi di panico. E la meditazione? Permette di fare silenzio in un contesto sociale che ci bombarda di continue informazioni. E il movimento attraverso le asana? Accompagna il corpo alla salute fisica, insegna ad utilizzare il corpo in tutte le sue funzioni. Ecco, un altro allarme è quello di non saper utilizzare il proprio corpo nella quotidianità.

Allora partiamo da questo momento, da questa lettura per capire se effettivamente, in parte o totalmente, ci siamo rivisti in quanto ho scritto e rispondi: ti prendi cura di te? Per favore, rispondi in tutta sincerità e nel caso in cui non lo fai, allora inizia ad individuare di cosa hai bisogno e prenditelo.

A Yoga’n’Soul premo molto su tutto questo perché voglio vedere persone felici e soddisfatte della propria esistenza.

Namaste

Simona

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