ARTICOLI

Respiro e amore, via il tossico dalla vita

Quando inizi a fare yoga ti dicono, e te ne rendi conto anche da sola, che le cose che fanno male le devi lasciare andare. Resti lì a pensare al come, dove, perché, chi, che cosa. Devi lasciare andare, punto. Lo saprai… E brancoli pensando che esiste al mondo un segreto che ti permette di abbandonare situazioni, persone e sei l’unica a non conoscerlo.

Non esiste nessun segreto, esiste solo il momento giusto. Quando arriva lo senti e te ne vai, in modo fluido, naturale, come il respiro. Sai, il respiro è una meravigliosa metafora dell’amore per se stessi: inspirando lasci entrare il prana, l’energia vitale, tutto ciò che ti nutre nel profondo, ti rilassa, ti quieta, nella mente e nel corpo; e poi espirando dici addio alle tossine sedimentate nel corpo, anche negli angoli più nascosti, ai pensieri negativi, alle ansie e alle preoccupazioni. Lasci andare appunto.

E gli episodi della nostra vita credo debbano andare un po’ come il respiro. In modo molto naturale e poi muovendoti in sincronia con il flusso della vita nel rispetto di te stessa, in particolare, lasciando entrare, accettando, ciò che ti nutre, lasciando uscire, anche se è doloroso, ciò che ti priva della tua energia.

Non prima di essere pronte, però, perché abbiamo detto che ogni cosa arriva al momento giusto, ogni problema nel momento in cui possiamo affrontarlo, ogni persona nel momento in cui possiamo imparare da lei, anche amarla per poi lasciare che ognuno prosegua il suo percorso più forte di prima. Sarebbe l’ideale, però, che una separazione non sia mai fonte di rabbia, ma sia più un “E’ stato bello conoscerti, ti ho voluto bene, sono cresciuta. Grazie”.

Nello yoga e nell’ayurveda, discipline strettamente collegate, sono essenzialmente tre gli elementi della vita a forte rischio tossicità:

  • relazioni
  • pensieri
  • cibo

Tra l’ispirazione e l’espirazione, inoltre, c’è sempre la ritenzione del respiro, un altro aspetto dell’intero processo di respirazione, un atto passivo, fisiologico quanto i più ben noti attivi. La ritenzione, se la applichiamo alla metafora, diventa il momento del limbo da relazioni, pensiero e cibo. La presa di coscienza. E’ quel momento in cui inizi a renderti conto che non c’è alternativa se non il passaggio nell’atto successivo, Il maestro Iyengar dice che “vuol dire trattenere l’energia”. E ancora sulla respirazione:

Quando inspirate, il sé entra in contatto con il corpo. Quindi, l’inalazione è l’evoluzione dell’anima verso il corpo ed è il respiro cosmico spirituale che entra in contatto con il respiro individuale. […] L’espirazione è la resa del nostro io. Non è l’espulsione dell’aria, ma l’espulsione dell’io sotto forma di aria. […] Imparare il pranayama equivale a imparare e comprendere il passaggio dall’attaccamento al non-attaccamento, e viceversa.

Ecco, forse un segreto c’è: inspiro, ritenzione, espiro, ritenzione; in modo lento, lungo e profondo. Senza attaccamento.

Come la vita.

Simona

Potrebbe piacerti...

2 commenti

  1. Grande articolo molte grazie per la condivisione …

    estremamente affascinanti, buon lavoro e grazie anche per la condivisione
    di tali un buon blog.

    1. admin dice:

      grazie 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *