INTERVISTE

Cristina del Bar: mamma, nonna, ma soprattutto donna

Cristina Di Pilla è entusiasmo e gioia, è amore per l’arte, per il suo paese, per la creatività in generale. Vivere e far vivere un borgo dell’entroterra abruzzese non è molto semplice, ma lei da dietro il bancone di “Al cortile” a Pettorano sul Gizio, lo fa con una sorta di leggero entusiasmo. E’ lì che l’ho conosciuta l’estate scorsa e mi è rimasta nel cuore.

Tra le interviste di Yoga’n’Soul abbiamo visto tante donne, ognuna diversamente impegnata nel proprio settore olistico di riferimento (le trovi qui). Questo anno lo volevo aprire in modo un po’ diverso dando spazio all’esuberanza di una donna, mamma, nonna perché è dalla semplice normalità quotidiana che si diventa straordinarie.

Tra le varie incombenze di tutti i giorni, Cristina ha trovato il modo per non mettersi mai da parte, il suo modo per restare centrata e sorridente, felice. E poi il bar, a maggior ragione nei paesini, è un fondamentale luogo di incontro tra persone, generazioni e, soprattutto, idee, e tutto parte da loro. Come ha capito bene Cristina del Bar (se vuoi seguirla la trovi così su Facebook).

Nella vita ti sei occupata di teatro ed animazione per bambini, come è iniziato tutto?

Dopo Aurora, la mia terza figlia, i miei hobby sono diventati il mio primo lavoro. Aveva tre anni quando ho iniziato a fare l’animatrice, una passione che mi ha sconvolto l’anima dall’inizio. Un battesimo avvenuto grazie ad una mia amica che mi aveva chiesto di accompagnarla per semplice sostegno morale.

Sono stata fortunata a trovarmi nel posto giusto al momento: da spalla diventai a breve un pezzo unico.

Iniziai a costruirmi i miei primi burattini, qualcuno lo comprai, con passione e uno scatolone grandissimo riuscii a costruire il mio primo teatrino a torre, con tendine rosse. Negli anni ottenni un buon successo, ero l’unica nella zona ad animare i compleanni dei bambini con i miei magici burattini. La prima favola in scena? Cappuccetto rosso

Rilevando il bar del paese insieme a tuo figlio, hai lavorato affinché diventasse un vero e proprio punto d’incontro e di socialità, in che modo?

Mio figlio ha deciso anche per me all’improvviso. Dieci anni fa ha preso la decisione di rilevare l’attività di famiglia, ed io? Ho dovuto mettere da parte la mia arte e dargli una mano.

Ricordo le mamme che per tanti anni ancora continuavano a chiamarmi per le mie favole raccontate. Sono felice che sia andata così, ora posso dirlo, perché sono rimasta nel cuore delle persone e per la magia che riuscivo a trasmettere.

Da 5 anni a questa parte ho iniziato a dedicarmi al bar con maggior impegno intrattenendo i clienti con le prelibatezze tipiche del nostro paese che, lentamente, sono diventate fonte di attrazione.

E tra l’altro hai dato vita ad iniziative utili per promuovere turisticamente un piccolo borgo, tra i più belli d’Italia. Quali?

Ho iniziato ad ospitare gruppi offrendo il mio sapere storico su Pettorano e proponendo dolci tipici. Poi il virus ha preso tutto: popolarità, guadagni e chiusura dei locali, ma io in questo periodo penso di aver dato di più. Dopo il primo lockdown ho promosso il cestino dei volpini, dedicato ai bambini, e in seguito la sacca della volpe, per i grandi.

L’iniziativa è stata un modo per rilanciare l’economia del paese attraverso quella che di fatto era una merenda da prenotare, ritirare e portare via, alla scoperta del borgo guidati da una favola in mappa.

Qual è il valore di vivere in un piccolo territorio?

A volte mi sorprende l’affetto che nutro per Pettorano. È tutto racchiuso in ciò che esso ha saputo e continua a darmi. Il sapere di appartenere ad una comunità dove si può nutrire astio, ma sicuramente non c’è indifferenza: sono sicura che nel momento del bisogno il nemico saprà diventarti amico con la stessa facilità con cui ha saputo “odiarti”.

Questo è il valore aggiunto del paese. Il saluto che diventa pettegolezzo appena compiuto, che a mio avviso è molto meglio di chi neanche alza a te lo sguardo, perso in chissà quali pensieri. Bisognerebbe promuovere i paesi per la beltà che essi contengono, quella che sa avvolgerti senza se e senza ma.

Madre, nonna, donna. Sul tuo profilo leggo anche piccole pillole dedicate al mondo femminile. Com’era quella cosa sul rossetto?

Ricordo di una mia amica che presa dalla “disperazione” mi disse che avevo una personalità poliedrica. Pensavo di essere malata, ma nella sua affermazione ho visto me in diverse situazioni, a volte vissute nello stesso istante, con la naturalezza che mi caratterizza.

È inutile dirlo, sappiamo a prescindere come una donna riesce ad essere moglie, madre, donna, amante nella stessa giornata, a volte nel giro di poche ore. Ma sono sempre dell’idea che la donna si completa con il suo uomo e viceversa, nel rispetto reciproco.

Nella mia crescita matrimoniale ho avuto un angelo a guidarmi, Mamma Benigna, mia suocera, lei mi diceva sempre che sulle labbra non deve mai mancare quel pallido colore di rossetto, lei che il rossetto non l’ha mai messo. Comunque quello che intendeva farmi capire era di non cadere nella sciatteria e nel disordine personale.

Se potessi tornare indietro mi risposerei per ritrovarmi esattamente dove sono ora, con la consapevolezza di aver fatto sicuramente qualche sbaglio, ma con la coscienza, ora, di averlo capito e di essermi perdonata. Ho imparato con gli anni a diventar grande, ho imparato l’aria che si respirava e i piccoli segreti per riuscire a “respirarla” bene, l’empatia con cui risolvere tante piccole incomprensioni e ho imparato dai miei dolci ad essere sempre presente.

Non solo pillole di bellezza e l’amore per la cucina, ma anche la storia di piccoli personaggi a puntate. Di chi si tratta?

Verso la fine del primo lockdown ho creato una mia linea di favole e grazie ad una donna, proprietaria della tipografia Erica, e a Sasy, un ragazzino di appena 13 anni, ho creato il primo libro “Il mio nome è Matteo” con le rappresentazione proprio di Sasy.

Il nostro capolavoro, il mio primo cartonato lavorato a mano, l’ho amato da subito. Sono fiera di me stessa e felice di come gli incontri della vita possono fare la differenza. A breve usciranno altri volumi che sono stati curati da un’altra bravissima illustratrice, Francesca.

Se penso a te ho l’idea di una donna capace di donarsi alla famiglia e alla comunità, ma allo stesso tempo capace di prendersi cura di sé a livello emotivo e fisico. C’è un trucco?

Di me posso dire che sono positiva a prescindere, che prima di dire un no dico sempre sì forse sbagliando per averlo detto senza pensarci. Sono un’impulsiva positiva.

Amo ciò che sono e come sono, sbatto il muso, ma lo rimetto subito a posto con un filo di colore sulle labbra, come mamma Benigna mi ha insegnato a fare. Quel sorriso che difficilmente perderò fin quanto avrò forza per donarlo.

Mi sento socialmente utile e orgogliosa di come si possa essere “qualcuno” per se stessi, prima di diventarlo per gli altri. Un consiglio? Sappiate brillare della vostra luce.

Simona

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1 commento

  1. Cristina dice:

    Cosa posso dire di questa bellissima intervista?
    Che sono felice di aprire l’anno 2021 con la mia positività.
    Una donna normalissima nelle sue quotidianità.
    Tra corse per organizzare la famiglia, l’attività, il suo essere sorridente dietro il bancone e poi di nuovo a casa… dove nel mio angolo scrivo favole e sogno
    Perché penso che il saper sognare lascia bene anche chi ti è vicino…
    Lo aiuta a sognare
    Grazie a te Simona per avermi dato il tuo sogno
    Vi aspetto per un caffè sorridente
    Cristina ❤

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