INTERVISTE

Valentina D’Angelo, i massaggi che toccano l’anima

Il massaggio come percorso di crescita personale. Adoro scorgere tra i social donne che mi ispirano nella vita e nella loro attività, soprattutto quando fanno di questa attività un mezzo per aiutare gli altri. La considero infinita bellezza. L’Italia è ricca di queste bellezze e nell’entroterra abruzzese, tra campagna e natura, c’è anche Valentina D’Angelo con il suo “Tocco dell’anima”. Tra le discipline che si occupano di crescita personale e di benessere a tutto tondo, infatti, ci sono anche i massaggi. Quelli che lei ha iniziato a fare fin da bambina e che ha riscoperto in un periodo particolare della sua vita, quando tutto sembrava perso, quando c’erano dubbi sul futuro e tornare al suo dono è stata la via d’uscita.

Come hai iniziato e perché?

Prima di arrivare a fare la massaggiatrice olistica, ho fatto molti lavori: shampista, venditrice ambulante, aiutante in una pasticceria, ho fatto l’operatrice socio sanitaria e ho lavorato pure come operaia in una centrale di sterilizzazione ferri di un ospedale, dopo quasi un anno mi sono ritrovata senza lavoro. In quel periodo ero molto presa dalla crescita personale e mi era nato il pallino di diventare life coach per aiutare gli altri a conoscersi. Dopo una settimana di formazione full-immersion, mi sono resa conto che quel tipo di lavoro non faceva assolutamente per me e sentivo che mi mancavano dei pezzi per poter essere pronta a livello personale e lavorativo.

Ricordo la sera dell’ultimo giorno di corso, mi sono seduta sul letto e dopo essermi fatta un bel pianto, mi sono chiesta: “Qual è la cosa per cui da piccola venivo apprezzata? Qual è uno dei talenti che mi riconoscevano? E la prima immagine che ho avuto è stata quella di mio nonno a fine serata che mi chiedeva di massaggiargli le spalle per alleviargli un po’ di tensione. Ero piccola, ma ricordo la carica che mi dava e i suoi dolori passavano. Allora mi sono fatta coraggio e ho investito prima in un corso di massaggio classico svedese e poi, dopo qualche mese, mi sono iscritta ad una scuola di formazione conseguendo diversi attestati in diversi tipi di massaggio.

Quello che più mi ha spinto è stato il voler aiutare gli altri a cercare se stessi o intraprendere un percorso di crescita personale attraverso il contatto con le mani e l’energia, che poi è il mio modo di esprimere la mia interiorità.

In che modo il massaggio contribuisce al benessere di una persona?

La tecnica del massaggio è il più antico e naturale sistema di cura e fa parte di quelle discipline olistiche che considera l’uomo nella sua totalità fisica, psichica ed emotiva. Attraverso sfioramenti, frizioni, impastamenti, manipolazioni, digitopressioni, percussioni si lavora sui muscoli e attraverso stimoli tattili sul corpo si va a incentivare la comunicazione tra mente, corpo e spirito finchè non si sciolgono blocchi energetici e muscolari. Il risultato è un profondo stato di benessere generale.

Che massaggi offri e quali sono caratteristiche e benefici?

I trattamenti che offro in studio sono diversi ed ognuno ha i suoi specifici obiettivi: il massaggio classico svedese è indicato per la riattivazione della circolazione sanguigna e linfatica, per ridurre la ritenzione idrica, eliminare tossine e agevolare il rilassamento muscolare. Quello californiano-somatosensoriale, utilizzato negli anni ’60 per ridurre gli effetti della guerra sui reduci, mira a raggiungere un riequilibrio fra il piano fisico e quello spirituale ovvero si prefigge l’obiettivo di far entrare in contatto il corpo con la mente per un benessere totale; allevia lo stress, contrasta attacchi di panico, depressione, ansia, aumenta l’autostima. L’Hot stone massage, con l’ausilio di pietre basaltiche,  si basa principalmente sulla termoterapia; le pietre vengono portate ad una temperatura di 70 gradi per poi essere posizionate in punti specifici del corpo; l’hot stone riduce l’insonnia, lo stress e favorisce il riequilibrio energetico.

Poi c’è il massaggio dell’anima, quello hawaiano Iomi Iomi, dalle origini antichissime che consente di massaggiare l’intero corpo con un solo movimento. Attraverso gesti e movimenti tende a ricreare le onde del Pacifico, a stabilire un unione tra corpo interno ed esterno, un ricongiungimento dell’essere con la sensibilità del proprio corpo allo scopo di donare fluidità ed equilibrare le energie. Sottolineo che i massaggi sono controindicati per persone affette da problemi di cuore e persone che hanno o hanno avuto problemi oncologici.

Infine il trattamento olistico plantare in cui attraverso pressioni, primo approccio alla riflessologia plantare, che oltre al miglioramento del sistema sanguigno e linfatico, contribuisce al tono muscolare, all’aumento della flessibilità di tendini e legamenti, stimola il sistema immunitario, il rilassamento, il benessere, il piacere e il calore nonché l’aumento della flessibilità dell’articolazione della caviglia e non ha controindicazioni.

In che modo il massaggio rappresenta un percorso di crescita personale?

Attraverso il massaggio si può intraprendere un vero e proprio percorso di crescita personale. E’ uno strumento di conoscenza di sé. Per la persona è ogni volta un viaggio diverso ed è quindi difficile definire cosa accadrà. Con il massaggio  si va a liberare il corpo da blocchi emotivi  ed emozioni rimaste intrappolate che ci costringono sia a livello fisico che spirituale. Inoltre si instaura una connessione tra mente e corpo e la persona si riappropria di se stessa accrescendo consapevolezza delle parti del proprio corpo e riacquistando  quell’autostima a volte distrutta.

Inoltre c’è uno scambio energetico potentissimo fra massaggiatore e ricevente, e viceversa, che aiuta a superare blocchi cestinati dalla memoria. Diversi clienti hanno riferito di aver avuto flash back di traumi  passati, di situazioni con persone della rete familiare o di aver raggiunto un rilassamento talmente profondo che ha consentito l’accesso alla propria coscienza.

Come ti sei organizzata in questo strano anno?

Questo anno ha spiazzato tutti. In questi momenti di lookdown ho cercato di essere il più possibile resiliente, mi sono dedicata tantissimo alla lettura di libri sulla crescita personale, ho fatto diversi test per conoscermi e ritrovarmi e ho riscoperto una delle mie passioni più belle: la natura. Vivendo in campagna ho potuto godere di tutto ciò che l’Universo mi ha messo a disposizione per riconnettermi a me stessa. Ho cercato di fare anche dei progetti per il futuro mettendo in moto l’immaginazione, la positività e l’attrazione perché tutto si realizzi. Tra i progetti a breve termine ci sono, invece, l’ultimazione del corso di riflessologia plantare e il farmi conoscere sempre di più iniziando a lavorare con i massaggi anche domicilio.

C’è apertura da parte delle persone a questo mondo?

Ho notato che l’apertura verso questi il massaggio non è molta, nel senso che  viene considerato più come strumento di “lusso” e di cui si può fare a meno. A riguardo il mio obiettivo è proprio l’esatto contrario ovvero farlo entrare piano piano tra gli strumenti in uso a portata di tutti. Vorrei promuovere questa tecnica come mezzo per conoscersi e riconnettersi a se stessi e la cultura olistica, in generale, come percorso di “cura” e benessere della persona così come lo era nell’antichità.

Nella frenesia della società attuale, secondo te le persone si prendono realmente cura di loro stesse? 

Prendersi cura di sé è il primo atto d’amore. Nella mia vita sono stata abituata poco a farlo e ho sempre messo gli altri al primo posto. Pensavo che prendermi cura di me, amarmi e mettermi al centro fossero segni di egoismo. Successivamente le cose sono cambiate, ho letto diversi libri di crescita personale, ho fatto un percorso psicoterapeutico e sto iniziando ad amarmi di più, ho cominciato a captare che se non fossi stata io a prendermi cura di me non lo avrebbe fatto nessuno.

Amarsi è un percorso attraverso il quale si inizia a mettere noi stessi al centro , perché se non ci amiamo e non ci prendiamo cura di noi stessi per primi,  non possiamo amare e prenderci cura degli altri. Nel mio lavoro ho notato che le persone arrivano a prendersi cura di sé quando non ce la fanno più, quando quel dolore li blocca, quando quel sintomo di ansia li paralizza, quando lo stress è a livelli esagerati. Da buon occidentali, insomma, curiamo il sintomo e non la causa. Prendersi cura di sé è una sana abitudine da inserire nella vita quotidiana per stare bene sempre e non soltanto in alcuni momenti e che ci rende più consapevoli delle nostre scelte e del percorso che la nostra anima deve compiere sulla Terra, che non è solo quello di mangiare, lavorare e riprodursi.

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