INTERVISTE

Valentina Vico, la sciamana della lentezza

Leggo “sciamana della lentezza” e il mio cuore si fa grande, si espande. La sciamana è quella figura che conduce, fa da ponte, tra un mondo e l’altro, tra quello su e quello giù, tra questo che viviamo di qua e quello di là. Un ponte, quindi, tra luce e buio, tra dentro e fuori. In questo caso il passaggio è quello dalla frenesia alla lentezza della quotidianità tornando ad assaporare con consapevolezza ogni attimo per raggiungere gioia e quiete. Valentina Vico mi ha attirata per questo. Inizio sempre le interviste Yoga’n’Soul spiegando perché scelgo la donna del mese, per conoscerle lascio sempre la parola a loro.

Valentina Vico, chi è e qual è la tua missione?

La mia missione è incoraggiare e sostenere le donne a rinascere pienamente se stesse per portare nel mondo tutta la meraviglia della quale sono depositarie. 

Sogno un mondo in cui le donne si diano il permesso di esprimere a pieno il proprio potere.

Per troppo tempo la voce femminile è stata silenziata dal patriarcato e da una concezione lineare e maschile del tempo. Io ne ho preso veramente coscienza quando sono diventata madre per la prima volta: partorire in casa sul pavimento, come le mie antenate, al lume di una candela ed in presenza di una ostetrica e di mio marito; lasciarmi guidare dall’istinto e dalla scelta intima familiare nel crescere i nostri cuccioli, rifiutando il tempo frettoloso imposto dall’esterno; riconnettermi col mio istinto e col sapere ancestrale di mammifera.

Tutto questo mi ha aperto gli occhi e permesso di recuperare una parte di me selvatica e saggia, quella parte che sa accogliere la moltitudine ed integrare le mille sfaccettature dell’essere senza alzare barriere, lasciando spazio alla creazione intesa come Creatività, come possibilità di generare. Non necessariamente figli e figlie in carne ed ossa, ma idee, sogni, progetti. La maternità mi ha sbattuto in faccia tutto il mio potere, il coraggio, la forza, la determinazione. Ha fatto luce sulla divinità che permea ogni cellula del mio corpo.


Così è iniziato il mio cammino per nutrire l’intuito, l’ascolto e l’apertura come canali di evoluzione personale e cambiamento. Ed ora, ancora in cammino, mi metto a servizio di tutte quelle donne che vogliano tornare al centro del loro tempo interiore, danzare in cerchio attorno al fuoco dell’intenzione, splendere e risplendere portando la loro luce nel mondo.

Iniziamo dalla fine, dalla tua ultima creazione, le carte “Trasforma, fluisci, risplendi – Il Tempo blu”. Come parlano alle donne?

Le carte parlano alle donne con un linguaggio franco ma accogliente. Offrono una comunicazione priva di giudizio, partendo da 31 parole chiave che rappresentano altrettante opportunità di immersione ed indagine nelle nostre convinzioni più granitiche ed ostinate, nelle nostre paure, nei nostri blocchi, nelle nostre ombre. Parlano all’anima, ma anche al corpo senza il quale non potremmo gettare solide e necessarie radici.

Sono state create per favorire il viaggiare morbido e libero nella dimensione del sentire. Le illustrazioni di Sara Stradi evocano atmosfere suggestive ed intrise di sacralità. Lo sfondo bianco delle carte è stata una scelta voluta, dettata dalla necessità di concedere spazio creativo all’intuizione di chi le usa.

“Non c’è tempo”, l’alibi per non fermarsi, perché si tende a sfuggire a se stesse?

Tendiamo a sfuggire a noi stesse perché ci hanno insegnato che fermarci ad ascoltare sia una perdita di tempo. Fermarsi o procedere lentamente (condizione necessaria all’ascolto e alla cura di sé) equivale a non performare, a non raggiungere obiettivi, a non produrre, ad essere pigre. Non abbiamo tempo per noi stesse perché ci hanno inculcato che occorra prima occuparsi dei bisogni e delle richieste altrui, perché le brave bambine sanno fare tante cose e tutte bene e sono sempre disponibili.

Lo impariamo da piccolissime e crescendo cristallizziamo questa attitudine al fare fare fare. Ri-educarci a stare nella dimensione dell’essere è faticoso, richiede un’opera di destrutturazione e ricostruzione. Richiede il ritorno al tempo interiore, a sé.

La lentezza nel vivere la propria dimensione interiore è il tuo motivo costante. Raccontaci come nasce Naturalentamente e la tua definizione di “sciamana della lentezza”.

Naturalentamente, il blog nel quale ho condiviso i racconti della nostra vita familiare in decrescita dal 2014 al 2020, è nato come una sorta di diario per tenere traccia delle nostre pacifiche rivoluzioni di famiglia. Da quattro anni ero diventata mamma, poi vegetariana, poi vegana, mi ero immersa nel mondo dell’autoproduzione e della sostenibilità, del maternage gentile ad alto contatto. Sentivo forte l’esigenza di condividere le mie esperienze e conoscenze per essere di sostegno a chi, come noi, stesse cercando di vivere in modo più leggero e meno impattante su questo Pianeta. Volevo lasciare semi di amore e cambiamento sul mio cammino.

Il nome Naturalentamente mi è sbocciato in testa una sera di febbraio, mentre stavo impastando pane e focacce. Naturalezza e Lentezza, mi dicevo, con le mani affondate nell’impasto. Questi sono i pilastri valoriali della mia vita. Vivere Naturalentamente: mi è sembrato perfetto!

La Sciamana della Lentezza nasce l’11 febbraio del 2021, come sua naturale evoluzione. Attorno al blog, infatti, si è presto creata una community molto salda ed appassionata. Col passare degli anni il fulcro di Naturalentamente è diventata la cucina consapevole, punto di partenza per una più matura coscienza su tutti i fronti. Ho iniziato a condurre laboratori di cucina naturale vegetale ed autoproduzione culinaria sia in presenza che online.

Ma la mia cucina non ha mai avuto a che fare solo con il cibo. Si trattava di nutrimento, per il corpo e per lo spirito. Si trattava di forte connessione con i cicli della terra e delle stagioni, di energia, di vibrazioni. E, piano piano, sempre più ho integrato nei miei laboratori di cucina tutte le esperienze e conoscenze acquisite sul fronte spirituale.

Nel frattempo mi sono iscritta anche a Luna Scuola di Coaching per l’Anima e così ho sentito l’esigenza di offrire al mondo qualcosa di più solido e completo, che mi rispecchiasse a tutto tondo.

La Sciamana della Lentezza è metafora di colei che accoglie, ascolta, sana e trasforma, colei che facilita il radicamento e il volo, che fornisce nutrimento sacro e traendo ispirazione ed insegnamento dalle leggi della Natura. La Lentezza resta un pilastro: condizione fondamentale per notare i dettagli della nostra moltitudine interiore, per sviluppare un ascolto empatico verso noi stesse, per riaccordarci al nostro innato moto ciclico di donne, per ritrovare la comunione con la nostra vera essenza.

Dico sempre che la Lentezza è prima di tutto un atteggiamento mentale. Centrarci sul respiro, sull’aria che entra e che esce dalle nostre narici è già un piccolo ma potentissimo esercizio di lentezza, che ci aiuta ridimensionare il peso degli eventi esterni e a ristabilirci nella dimensione del nostro tempo interiore.

Anche l’osservazione consapevole e priva di giudizio è una pratica di lentezza utile ed efficace nel calmare i moti della mente. Quando ci sentiamo sopraffatte, affannate, fuori centro e sentiamo il bisogno di tornare a noi, di rallentare, possiamo prenderci qualche minuto per fare il seguente esercizio. Appoggiamo lo sguardo su un oggetto qualsiasi che abbiamo a portata di mano. Iniziamo ad osservarlo sospendendo qualunque tipo di valutazione. Semplicemente, osserviamone i dettagli, la forma, il colore. Tocchiamolo, annusiamolo, coinvolgiamo tutti i sensi in questa osservazione presente e consapevole. Poi riversiamo su carta tutto ciò che abbiamo provato, visto, sentito, ricordato, intuito, senza filtri, senza remore e, ancora, senza alcun giudizio.

Alleniamoci a stare. Senza un perché. A stare e basta.

Mi incuriosisce l’attenzione che dai al cibo, al nutrimento, tanto da crearne un corso: da dove nasce questa esigenza?

Credo che il cibo, inteso come nutrimento per il corpo e per lo spirito, costituisca il principio primo del radicamento. Da qui, l’espressione “cucina radicata” che uso per descrivere il mio approccio al cibo. Mangiamo almeno tre volte al giorno, ogni singolo giorno della nostra vita: il cibo ha lo stesso potere trasformativo che la goccia d’acqua ha sulla roccia.

L’atto del mangiare implica l’introduzione di materia nel nostro organismo. Una materia impregnata di storie, di energie, di vibrazioni che vanno ad influenzare la nostra storia, le nostre energie, le nostre vibrazioni. Nutrirsi di cibo totalmente scollegato dalla terra non fa che aumentare la nostra crescente distanza dalla Natura e dalle sue leggi sacre.

In un percorso di rinascita interiore e di consapevolezza, nutrirsi al ritmo delle stagioni, con alimenti il più possibile vicini al loro aspetto originale, che non abbiano comportato sfruttamento delle risorse naturali, impoverimento dell’ambiente, sofferenza di esseri umani e non umani, favorisce il radicamento, la centratura, la lucidità mentale, la percezione di sé come parte di un’unica grande opera collettiva. La cucina radicata è una cucina creativa ma semplice, stagionale, locale, vegetale.

La cucina radicata porta il qui ed ora anche a tavola e conduce nella viva percezione del meccanismo causa-effetto, abbatte la separazione fra l’io e l’altro, ci restituisce la dimensione del noi e dell’Uno. Mangiare è un atto spirituale, un rito sciamanico di comunione con le forze dell’Universo. Ma è anche un atto politico, una responsabilità, un investimento sul futuro del Pianeta e dei nostri figli.

Definisci la tua idea di “decrescita” e come iniziare a praticarla quotidianamente? Tre consigli.

Per me la decrescita è spogliarsi del superfluo per riappropriarsi del proprio tempo e del proprio diritto ad essere felici. La decrescita è una scelta di vita che riconosce il valore delle persone in quanto anime in cammino che mettono a disposizione il loro contributo per rendere il mondo un luogo migliore. La decrescita è una forma di pacifica rivoluzione, è libertà, è impegno e responsabilità. La decrescita non è povertà né disprezzo del denaro.

Le prime tre cose che mi vengono in mente quando penso alla decrescita sono:
. investire soldi anziché spenderli e basta: l’investimento è diverso dalla spesa perché ha un ricco ritorno in termini di cultura, esperienza, apprendimento, tempo, salute;

. dedicarsi all’autoproduzione per sostituire il “compro” col “faccio” (prodotti da forno, aromatiche ed ortaggi anche in vaso e sul balcone, conserve di frutta, saponi, incensi…);

. nutrire un sistema di economia circolare tramite il baratto, il prestito, acquisti second hand, scambio di competenze, banca del tempo, riciclo-riuso.

Qual è stato il tuo percorso di vita?

Dopo la maturità linguistica ho fatto esperienza di ragazza alla pari in Irlanda, a sud di Dublino, poi mi sono iscritta a Lingue e Scienze del Linguaggio alla Ca’Foscari di Venezia. Ho completato con la media del 28 il curriculum triennale e scelto l’argomento della tesi di laurea che non ho mai scritto né discusso. Per molti anni è stato un mio grande rimpianto finché mi sono spogliata del peso delle aspettative altrui e, di pari passo, anche dei rimpianti. Ho fatto molti lavori e tantissimi traslochi, viaggiato fuori ma soprattutto dentro di me.

Il cambiamento non mi ha mai spaventata e, anzi, è sempre stato il mio punto di forza.

Dopo l’Irlanda e dopo Venezia, ho vissuto per 4 anni in Lessinia in piccolo borgo del veronese. Lì, nella casina del bosco, ho vissuto senza tv (e continuo tutt’ora) e senza frigorifero, mi sono scaldata con due stufe che alimentavo con la legna raccolta e tagliata con le mie mani (qui nelle Marche gli anziani dicono che la legna scalda tre volte: quando la tagli, quando la porti e quando la bruci…è proprio vero!), ho fatto il mio primo orto, ho scoperto che vivere a contatto con gli alberi è un mio bisogno primario.

Ma non è stato tutto rose e fiori: una relazione tossica con me stessa e con un uomo mi ha condotta all’alopecia e, ciocca dopo ciocca, ho capito che per sanare le mie ferite sarei dovuta tornare alle mie radici, nelle Marche. Così nel 2009 è iniziato il mio percorso lento verso la rinascita con lo yoga, la meditazione, la cucina e la filosofia macrobiotica e l’Amore.

L’anno successivo sarebbe arrivato un altro enorme cambiamento nella mia vita: nel 2010 sono diventata madre per la prima volta. Quello per me è stato un portale, un passaggio iniziatico verso uno stato di coscienza amplificato. Di colpo il tempo e lo spazio e la relazione fra i due hanno cambiato connotazione. Dando alla luce tre piccoli esseri umani ho dato ogni volta alla luce anche una nuova parte di me e mi sono riscoperta moltitudine.

Le tre gravidanze e le nascite hanno rappresentato dei veri e propri percorsi estatici per me oltre che prove di presenza e radicamento e lentezza. Ho scelto di percorrere la strada del sentire, dell’intuito e non sempre è stato facile, con le pressioni esterne di un mondo tutto proiettato alla razionalità e alla medicalizzazione. Partorire a casa per tre volte negli anni 2000 è stato spesso considerato atto estremo ed incosciente.

Per me è stata la migliore delle scuole di vita: ho imparato l’arte dell’attesa, della cura, del silenzio, del lasciar fare. Ho recuperato conoscenze ed istinti ancestrali, mi sono data il permesso di liberare l’animale che ho dentro, di dire no, di celebrare il mio corpo come un tempio sacro. Ho scelto di fare la mamma a tempo pieno finché Attilio, Elena e Stella non avessero richiesto più la mia presenza costante, ma nel frattempo studiavo l’Igienismo Naturale e la Macrobiotica e lavoravo sul fronte dell’autoproduzione. La scelta di abbandonare ogni alimento di origine animale è avvenuta naturalmente poco dopo la nascita del primo figlio, guidata da ragioni etiche, spirituali ed ambientali. Dopo la nascita della seconda figlia è venuto alla luce il blog Naturalentamente e, da lì, sapete già come è andata.

Al momento sto continuando a formarmi su vari fronti, ma il percorso più importante è sicuramente quello di Luna Scuola di Coaching che mi porterà ad essere una coach dell’anima certificata ICF in settembre.

Valentina. Ieri, oggi, domani. Quali sono i tuoi progetti in futuro più o meno prossimo e in uno un po’ più lontano?

Progetti a breve termine: tornare a viaggiare. In particolare vorrei fare il giro dell’Irlanda con tutta la mia allegra tribù, il cammino di Santiago con la mia community e tornare a Parigi, ma sono aperta ad ogni altra meta.

A lungo termine: comprare una casa in montagna in pietra e legno, tornare a vivere fra i boschi e trascorrere lì il mio tempo (fra un viaggio e l’altro) scrivendo libri.

Namaste

Simona

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