INTERVISTE

Maria Bruno, dall’amore tossico all’amore per se stessi

Una vita regolare, senza eccessi, un carattere ribelle, poco incline alle ingiustizie, abituata fin da piccola a combattere i pregiudizi per difendere suo fratello affetto dalla sindrome di down. Giornalista, scrittrice, cattolica praticante ma aperta alla conoscenza di tutte le altre religioni, abituata a sperimentare i confini oltre gli schemi una esploratrice della verità con la mente libera e morale ed etica a fare da punto di riferimento. Una guerriera Maria Bruno, pugliese della provincia di Bari dalla spiccata indole empatica, caratteristica che l’ha resa la preda perfetta di un amore caratterizzato da disturbo narcisistico della personalità. Da questa storia sono nati due libri, testimonianza necessaria ad aiutare tante altre persone nella stessa situazione. Di questa rinascita è protagonista anche lo yoga come percorso di profonda crescita personale.

 “Vittima di chi? Dalla manipolazione narcisistica al risveglio”. Come nasce il tuo libro?

 E’ un libro che ho scritto durante il lockdown. Sentivo la necessità di raccontare la mia segnante esperienza per poter fornire empatia e sostegno ad altre vittime. Sono stata molto forte, ho trovato il coraggio di chiudere una storia tossica (chi ci è passato sa quanto sia difficile riuscire a farlo) e ho utilizzato il mio dolore per stravolgere molte cose, fuori e dentro di me. Desideravo comunicare alle vittime “intrappolate” che una via d’uscita è decisamente possibile. Credo proprio di esserci riuscita. Con il libro è nata una pagina Instagram che ho creato quando il manoscritto è stato messo in vendita. Quel social mi aiuta a mantenere i contatti con migliaia di vittime a cui fornisco i consigli necessari. Non da psicologa, ma da ex vittima che ce l’ha fatta. Il messaggio principale è questo: “il dolore può essere il miglior maestro di vita, se si guarda il fenomeno dalla prospettiva giusta”.

Da che cosa è caratterizzato un amore narcisistico e in che modo lo hai subito?

L’amore con il narcisista nasce durante una fase di “seduzione” (detta anche love bombing) che emula l’innamoramento ma non è genuino. Il narcisista attua, più o meno consapevolmente, delle manipolazioni che sono simili a quelle utilizzate dalle sette per reclutare adepti. A cadere nella trappola sono soprattutto i soggetti eccessivamente empatici. Si crea un incastro perfetto tra la patologia del narcisista, il suo bisogno di risucchiare le energie altrui, e la mente fragile dell’empatico che, per natura, vuole fare proprio questo: nutrire gli altri per aiutarli. Il narcisista è una persona che quasi certamente ha subito una grave ingiustizia durante l’infanzia. Quella ferita viene percepita dall’empatico che la vuole curare a tutti i costi. L’empatico spera di salvare il narcisista e per questa “speranza” rischia tutto.

Quindi sia nel carnefice che nella vittima, in realtà, ci sono processi mentali non proprio genuini. La seduzione iniziale è fatta di eccessi. Si arriva a dirsi “ti amo” o “voglio sposarti” in tempi brevissimi. Subito dopo però, inizia un incubo senza eguali. Il narcisista isola la vittima, l’allontana dal suo mondo e comincia a dare vita a una lunga serie di punizioni. Sparisce senza motivo, poi ritorna. Tradisce, mente. Riversa tutte le proprie frustrazioni sulla vittima (incolpandola di qualunque cosa) e l’annienta facendola sentire sbagliata. La vittima non riesce a distaccarsi soprattutto perché, avendo subito un “lavaggio del cervello” crede di essere amata e che lasciando il manipolatore rischia di perdere il grande amore della sua vita. Inoltre è come drogata. Non può fare a meno del soggetto tossico che, inizialmente, le ha fornito un apparente amore smisurato. Così la vittima si divide in due: da una parte ama e vuole essere amata, dall’altra desidera porre fine all’incubo ma non trova il coraggio per farlo.

Come ti sei resa conto di essere vittima di un amore di questo tipo?

Mi sono accorta prestissimo (dopo un mese e mezzo di relazione) che avevo di fronte un narcisista detto “maligno”. Questo perché avevo sostenuto qualche esame di psicologia. Però mi ero già innamorata e non volevo crederci. L’elemento che più mi ha “illuminata” era il fatto che questa persona non accettava critiche o pareri da parte mia e mi attribuiva la colpa di qualunque cosa. Se lo criticavo per l’eccessiva possessività o per i modi arroganti e violenti, andava su tutte le furie accusandomi di essere sbagliata.

Come scritto nel “Manuale diagnostico dei disturbi mentali”, uno degli elementi che caratterizzano la patologia (e che consente la diagnosi) è proprio la violenta reazione alle critiche unita all’incapacità di ammettere delle colpe. Purtroppo, però, ho rinnegato la scienza perché ero già “drogata”. Soltanto dopo nove mesi, quando ormai la mia salute era stata compromessa dall’abuso psicologico, ho trovato la forza di ammettere la verità e chiudere la storia.

Come hai superato questa relazione?

Non appena ho lasciato il narcisista, il giorno dopo, ho consultato due specialisti: un neuropsichiatra ed una psicoterapeuta che ha usato il metodo EMDR (finalizzato al superamento di traumi emotivi). Molte vittime, però, non ce la fanno nonostante questo. Credo di essere stata aiutata dal mio carattere ribelle che mi ha davvero salvato la vita. In fondo, per quanto provassi a salvare la storia, mi sono sempre opposta con forza alle ingiustizie. Solo che, inizialmente, anziché lasciarlo provavo a cambiarlo. Anche la pratica dello yoga mi ha salvata insieme con il desiderio di seguire l’evoluzione spirituale e l’autenticità. Questo, secondo me, ha fatto la differenza. Inoltre mi sono assunta tutte le mie responsabilità ed ho preso sinceramente atto delle mie debolezze mentali. Elementi su cui ho lavorato con la terapeuta. Avevo una scarsa autostima e non sapevo amarmi. Oggi possiedo un grande equilibrio nel modo di relazionarmi con le persone. Se non c’è reciprocità sana cambio gentilmente strada. Ho imparato ad amarmi e questo significa che anche se offro molto agli altri non commetto più l’errore di togliere tutto a me. “Reciprocità” è la parola chiave che caratterizza adesso le mie relazioni interpersonali.

Nello specifico in che modo lo yoga ti è stato di aiuto?

Lo yoga porta inevitabilmente ad una lenta ma profonda consapevolezza. Penso che l’aver praticato yoga per anni abbia velocizzato i tempi di percezione dei miei punti deboli e dei cambiamenti che stavo vivendo.

Al contempo, mi ha aiutata a guarire un po’ più in fretta proprio a partire da quella consapevolezza. Per me è più facile sentire dove sbaglio e cosa devo correggere, come quando sei in un’asana e senti dove hai tensione, dove devi migliorare la posizione. Credo sia stato questo ad aiutarmi. L’abitudine a capire “dove ho tensione”, a percepire quale parte di me devo “posizionare” meglio o ammettere che ho bisogno di un supporto per farcela (cosa tipica dello yoga iyengar).

Assumersi la responsabilità della propria vita: quanto impegno ci è voluto e ci vuole ancora per rinnovare questa consapevolezza?

È un percorso difficile, anche perché il processo di guarigione dall’abuso ha delle inevitabili fasi di regressione. All’inizio è necessario concentrare molte energie e risorse per non perdersi e, soprattutto, per non tornare indietro. La manipolazione ha un effetto che si protrae nel tempo anche quando il narcisista sparisce per sempre. Per questo, nei primi mesi, serve una specie di “allenamento” mentale costante. Con il tempo diventa tutto naturale e il rinnovo della consapevolezza avviene senza pensarci troppo. I processi genuini, sani, diventano finalmente automatici. È quella la fase più bella. in quel momento ti rendi conto non solo di aver recuperato tutto, ma di avere una marcia in più.

Cosa consigli a coloro che potrebbero trovarsi in questo tipo di relazione?

Consiglio a chiunque sospetti di trovarsi in una relazione tossica di consultare subito uno psicoterapeuta per chiedere un parere. Il disturbo narcisistico è una patologia seria. Molte vittime si tolgono la vita e molti omicidi avvengono ad opera di narcisisti. La violenza psicologica che si subisce è devastante. Bisogna prendere provvedimenti subito. Potrei dire che la vittima deve amare se stessa, ma nel periodo della manipolazione è difficile che la preda riesca a ragionare lucidamente. Perde il controllo delle proprie emozioni. È necessario un aiuto concreto, a volte anche un aiuto legale, oltre che medico o psicologico. Il fenomeno del narcisismo è serio e soltanto di recente sta venendo a galla, per fortuna.

Nonostante la sua brutalità, però, l’incontro con il narcisista porta dei vantaggi. È un trauma che, se ben gestito, può condurre ad una crescita personale senza eguali. Per me è stato così, infatti del mio passato non cambierei nulla, nonostante il dolore.

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