donna felice tra i girasoli
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Ti sei sempre accontentata, ma ora vuoi superarti e goderti la vita

Ti sei mai sorpresa a pensare: «Ancora una volta ho detto sì, anche se mi ero ripromessa di no»? Oppure la giornata è passata talmente veloce, piena di cose da fare, arrivando esausta a sera e ti senti come se stessi solo attraversando la vita senza davvero viverla? Se dentro di te senti quel richiamo a qualcosa di più, di più autentico, più libero, più “tu”, allora sei nel posto giusto.

Molte donne con cui lavoro arrivano a questo punto dopo anni di piccoli sacrifici fatti per gli altri — la famiglia, il lavoro, gli amici — e spesso dimenticandosi di sé. Accontentarsi non è solo una scelta superficiale: è un’abitudine che diventa un peso invisibile, un silenzioso muro che frena la tua energia vitale.

Immagina Maria, una donna di 38 anni, madre di due figli, con un lavoro a tempo pieno. Ogni giorno, M. dice sì a tutto e a tutti: alle richieste di suo marito, alle esigenze dei figli, ai colleghi che le chiedono favori, agli impegni sociali. Ma dentro, c’è un continuo senso di stanchezza e insoddisfazione. Maria non ha più tempo per sé, ha smesso di coltivare i suoi sogni, ha messo da parte la sua passione per il disegno.

Secondo te, come si sente Maria?

Quello che spesso non si vede è la fatica emotiva di chi si accontenta. Non è solo stanchezza fisica, ma una specie di anestesia che spegne quella voce interiore che urla: “Voglio di più. Merito di più”. Quella voce è la parte selvaggia di te, la tua essenza autentica che non vuole più tacere. Ma spesso si tende a zittire questa voce credendosi non meritevoli di spazio.

Tante donne mi hanno detto che mettere gli altri prima di loro stesse secondo loro fosse il modo giusto per amare. In molte poi si sentono come comparse nella loro stessa vita.

E grazie, ho scritto e riscritto (e sicuramente te ne sarai accorta dalla tua esperienza), come il sistema educativo da cui proveniamo abbia leso la nostra libertà di intendere la vita, la maternità, l’amore, le relazioni in senso più ampio e generale, per non parlare del lavoro che deve essere “eterno sacrificio” perché altrimenti come pensi di campare?

Tutte queste convizioni sono suggerite dai contesti sociali vissuti e che continuiamo a vivere. Non a caso, nell’ambito della crescita personale, si evidenzia tanto l’importanza delle persone di cui ci circondiamo. A volte mi scopro anch’io a subire le influenze di ciò che mi hanno inculcato durante la crescita e faccio lotta con i miei mostri interiori, tra cui anche il timore di sentirmi giudicata.

Ma come ho scritto in uno dei post Instagram di questa settimana: “Se vuoi sentirti viva, devi attraversare ciò che ti fa paura”.

Quando la parte autentica di te inizia a farsi sentire con forza, non puoi più ignorarla. È come un richiamo da lontano, un sussurro che diventa un grido interiore. Ti pungola in continuazione, è un tarlo che non riesci a scacciare. È la tua “donna selvaggia” che vuole risvegliarsi e smettere di vivere nell’ombra.

Pensiamo a Francesca, che dopo anni di sacrifici lavorativi e familiari, ha iniziato a sentire un vuoto che non riusciva a spiegare. Un caso non così unico né raro. F. non era triste, ma non era nemmeno felice. Condizione molto comune a dire il vero, ti risuona? Solo dopo aver preso coraggio e iniziato un percorso di ascolto interiore, ha scoperto quanto si era dimenticata di sé, dei suoi desideri, del suo corpo e delle sue emozioni.

Superarti non significa diventare qualcun altro, ma riconnetterti profondamente a chi sei stata e a chi sei destinata a essere. È il bisogno di vivere con pienezza, di chiudere quei cicli di rinuncia e aprire nuove porte verso la libertà.

Lo so che a volte non sai nemmeno da dove iniziare e che tipo di scelte fare, ci sono passata anch’io e l’ho visto anche nelle donne che ho seguito. C’è quella sensazione di volere profondamente qualcosa e di essere allo stesso tempo convinta di non potertela permettere (non a livello economico) perché hai da rendere conto a qualcuno o a più di un qualcuno.

O ancora: di non sapere tu stessa dove ti accontenti e come puoi migliorare la tua condizione nel modo più semplice possibile.

Il primo passo per uscire dal circolo vizioso dell’accontentarsi è diventare consapevole delle piccole rinunce quotidiane che fai senza nemmeno accorgertene. È un processo delicato: non si tratta di giudicarti o colpevolizzarti, ma di osservare con gentilezza.

Ecco alcuni esempi di queste piccole rinunce:

  • Rinunciare a dire quello che pensi per paura di creare conflitti.
  • Lasciare perdere un tuo interesse o hobby perché “non c’è tempo”.
  • Rinunciare a curarti, a prenderti un momento di relax, perché ci sono troppe cose da fare.
  • Non ascoltare la tua stanchezza, pensando che “devi farcela comunque”.

L’energia che sottrai a te stessa in queste scelte apparentemente innocue è enorme. Spesso le mie clienti scoprono con sorpresa quante rinunce fanno solo per non deludere o per sentirsi “buone”. E riconoscere queste dinamiche è il primo passo verso la libertà.

E c’è un modo per iniziare a farlo.

Per iniziare a ricollegarti con te stessa, ti propongo una piccola sfida di consapevolezza di 8 giorni. Ogni giorno, dedica qualche minuto a osservare e annotare:

  • Qual è la rinuncia che sto facendo oggi?
  • Perché la sto facendo? Cosa temo o cosa sto cercando di evitare?
  • Quali emozioni provo nel fare questa rinuncia?
  • Cosa provo nel corpo? C’è tensione, stanchezza, dolore?
  • Come mi sentirei se invece decidessi di ascoltarmi di più?

Puoi usare un diario, un quaderno o semplicemente l’app note sul telefono. Scrivere ti aiuterà a prendere coscienza e a scoprire quei piccoli gesti che hanno un grande impatto sul tuo benessere.

Non serve giudicarti se trovi molte rinunce: è normale, è il punto di partenza. La cosa importante è portare alla luce quello che fino a oggi hai messo nel “dimenticatoio” per amore degli altri.

Questa sfida ti aiuterà a spezzare l’automatismo che ti porta a mettere sempre gli altri prima di te. Ti sorprenderà scoprire quante volte rinunci a parti importanti di te senza neanche accorgertene.

Inizierai a sentire più chiaramente la voce della tua parte autentica e selvaggia. Potrai cominciare a fare scelte più consapevoli, piccole, ma potenti, che ti aprono la strada verso una vita più piena.

Come racconta Laura, una delle mie clienti:
“Quando ho iniziato a fare questa pratica, ho capito che quasi ogni giorno rinunciavo a qualcosa di mio solo per non creare problemi. Da lì ho imparato a mettere dei piccoli paletti e a sentirmi più libera e serena, passo dopo passo”.

Prova anche tu questa pratica e tienimi aggiornata sulle tue evoluzioni scrivendomi in Dm su Instagram al mio profilo @simoyogandsoul


Se questo articolo ha risvegliato qualcosa in te, sappi che il percorso Sussurri Selvaggi è fatto apposta per accompagnarti nel viaggio di riscoperta della tua natura autentica e selvaggia. Qui imparerai a chiudere quei cicli di rinuncia, a liberare la tua energia e a vivere con coraggio e gioia.

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