INTERVISTE

Liria Valenti, la psicologia per una [Vita fatta a mano]

Credo molto nella psicologia come strumento di miglioramento della propria vita e nel seguire Liria Valenti ho trovato un tocco leggero e soffice a questa materia, anche semplicemente nel modo di comunicarla. Trovo Liria una persona intima e che con tatto si affaccia ad una materia vasta e complessa, delicata. E lo fa applicando il suo sapere e le sue intuizioni alla vita di tutti i giorni. Non a caso la sua newsletter mensile si chiama [Vita fatta a mano] evocando alla mente proprio quel senso dell’artigianalità, di ri-costruzione lenta e paziente. Efficace e mai banale.

Come sei arrivata alla psicologia e perché?

Fino all’età di 15-16 anni, ho sempre pensato avrei fatto tutt’altro e ho cambiato idea sul mio futuro professionale più volte. Quando mi sono iscritta all’università era la fine degli anni ’90 e la psicologia non era ancora una disciplina così diffusa. Credo di averla scoperta tardi anche io, sia come corso di studi che come possibilità lavorativa, ma come ci sono arrivata onestamente non me lo ricordo! Probabilmente cercavo delle risposte ai miei tanti perché, interessata com’ero al funzionamento delle dinamiche familiari e della psiche delle persone in generale.

Nel tuo lavoro e nella tua intimità come mantieni la centratura e cosa fai quando ti senti decentrata?

Sto: nel lavoro con le persone in terapia, e nella mia intimità con me stessa (o con le persone della mia vita). Nei percorsi di terapia in particolare, stare lì, in quel preciso momento, con quella precisa persona, è fondamentale per lavorare bene: la mia attenzione è tutta lì, io ci sono, anche se sono in silenzio. Questo è anche il modo che mi permette di lasciare fuori dalla stanza di terapia i miei problemi personali, e fuori dalla porta di casa le storie dei miei pazienti.

Quando mi sento decentrata, posso fare scelte diverse, a seconda di ciò di cui sento di avere il bisogno e da cosa è successo per cui mi sento persa. Il punto di partenza, però, è sempre l’ascolto (in questo caso di me).

Psicoterapia si, psicoterapia no. Partendo dal mio presupposto che come appena nati ti assegnano un pediatra così dovrebbero assegnarti uno psicologo, quando è davvero necessario ricorrere alla psicoterapia?

Dipende da tantissime variabili, prima tra tutte: cosa vuole quella specifica persona? Anche se molti ricorrono alla psicoterapia solo dopo aver intrapreso svariate strade, proprio come se fosse una necessità o l’ultimo rimedio da provare, io invito a considerarla invece una possibilità da valutare non necessariamente (solo) dopo aver raggiunto livelli di sofferenza insostenibili. La psicoterapia è una strada, un’opzione, una scelta, per comprendere, valutare, cambiare, scegliere (anche) altro.

Come dicevo, una scelta da fare tenendo conto in primis di quel che si vuole (per sé), che, come sappiamo, può essere diverso per ognuno di noi. Una persona ansiosa, ad esempio, può vivere questo suo stato come un problema e scegliere di prendersene cura in un percorso di psicoterapia; oppure, potrebbe vivere l’ansia come una condizione tollerabile o non sufficientemente problematica da chiedere aiuto. O, ancora, potrebbe sentirsi ansiosa, essere in difficoltà e vivere questo come un problema, ma scegliere di non cambiare le cose continuando a sperimentare un’ansia difficile da gestire.

Da un tuo post “La fregatura di essere consapevoli”: cos’è la consapevolezza, quando si inizia davvero a percepirla e cosa accade poi?

Consapevolezza è conoscere e tener presenti aspetti di noi e della nostra esperienza, ma anche di quel che ci succede intorno. Nel mio post su instagram descrivevo un momento che si presenta (quasi) regolarmente in terapia, cioè quando le persone diventano consapevoli dei propri processi intrapsichici e relazionali, ma questo sapere non è sufficiente per ottenere cambiamenti appaganti per loro, per quanto desiderati. Ecco, direi che si inizia a percepirla quando la si sente come uno strumento ma non si riesce a utilizzarla. Quello che accade poi, in terapia, è una sorta di altalena, tra piccoli passi avanti verso i cambiamenti desiderati, passi che diventano sempre più grandi e significativi, e diversi altri indietro che generano non poca frustrazione. Come tutti i cambiamenti, ci vuole tempo per sentirsi pienamente padroni, e non solo custodi, delle proprie consapevolezze.

Tendenzialmente le persone tendono ad allontanare le proprie emozioni. Sembra che felicità e sofferenza facciano paura allo stesso modo, perché?

Per alcune persone, sentire e sentirsi è complicato, e non sempre perché certe emozioni fanno paura. Può darsi che nessuno abbia mai accolto e decifrato le loro, di emozioni, ad esempio, e così non hanno imparato come si fa. Di sicuro, non c’è un’unica risposta a questa domanda: ogni storia è diversa ed è lì che si possono trovare le risposte migliori, e anche le più utili 🙂

Osare. Cosa consigli per uscire dalla comfort zone, se proprio bisogna uscirne?

Che bella la tua precisazione: bisogna proprio uscirne? Partirei dal chiedermi questo. Osare, per ottenere cosa? Quale bisogno guida questa scelta?

Credo sia sempre protettivo uscire da quel che ci è confortevole se lì dentro non c’è più nutrimento per noi: una relazione diventata maltrattante, un lavoro che non soddisfa più, una scelta rivelatasi sbagliata, ad esempio. Insomma, quando i nostri posti sicuri non ci piacciono più, o non sono più così sicuri. Il mio invito allora è comprendere cosa ci tiene ancora lì invece, e chiederci cosa temiamo e cosa vogliamo per noi.

Prendersi la responsabilità di se stessi ossia crearsi la propria vita, perché è così difficile farlo? Da dove si può partire?

Delle volte, può essere difficile o può far paura quel che non conosciamo e non abbiamo mai fatto. Partiamo dal riconoscere la nostra difficoltà, accogliamola, chiediamoci cosa può esserci di aiuto per affrontarla.

Sentirsi non meritevoli, perché si vive con questa “fobia”?

Su questo tema – sentirsi non meritevoli – ti rispondo con due post che ho scritto sul mio blog:

Sindrome dell’impostore: cos’è e come prendersene cura

Non riuscire a godere dei propri successi: perché succede?

Per chiudere torniamo a te: cosa c’è nella tua lista dei desideri?

Ah, moltissime cose! Ma te ne racconto una: continuare a parlare di psicologia e psicoterapia, e di farlo raggiungendo sempre più gente. Sogno un mondo in cui i pregiudizi su salute mentale e psicoterapia siano solo un ricordo e sempre più persone scelgano di darsi possibilità e prendersi cura di sé.

Simona

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